Umberta Telfener: Narciso, prigioniero dell’amore, tra danza relazionale e gioco di specchi.

Umberta Telfener: Narciso, prigioniero dell’amore, tra danza relazionale e gioco di specchi.
Oggi sono veramente felice di poter ospitare sul mio blog Umberta Telfner*, psicologa per la salute, la quale ha scritto cinque libri sulle relazioni amorose (“Ho spostato un narciso”; “Le forme dell’addio”; “Gli amori briciola”; “La manutenzione dell’amore” e “Letti sfatti”). Il suo ultimo libro tratta la vita spirituale e si chiama “In braccio agli spiriti” (scaricabile gratuitamente sul sito www.systemics.eu).
La ritengo la massima esperta in materia narcisismo in Italia, soprattutto perché parla con grande competenza e cognizione di causa. Con le sue risposte molto schiette (le domande le avevo scritte di getto qualche mese fa), penso possa essere d’aiuto a molte persone che hanno vissuto simili dinamiche relazionali o affettive.
Per aiutare ciascuno ad individuare nel proprio vissuto e nei propri traumi inconsci le ragioni che portano a vivere co-dipendenze affettive senza colpevolizzare l’altro, ma focalizzandosi su ciò che ognuno può fare per migliorare se stesso.
Questa intervista la dedico a tutte le persone che mi hanno raccontato la propria storia in questi mesi, affinché, come Umberta, considerino tali esperienze dolorose come il motore di una rinascita, siano più centrate sul proprio sé e inizino a convincersi che la propria realizzazione personale e autostima non debbano dipendere da terze persone, ma dal riconoscimento del proprio valore.
 
Ringrazio virtualmente le scrittrici Chiara Gamberale e Federica Bosco e i cantanti Marracash e Selena Gomez per aver affrontato il tema dei legami “tossici” attraverso la loro arte, libri e canzoni, perché sensibilizzare su certi argomenti e raggiungere un pubblico ampio, costituito anche da molti giovani, significa affermare che da ogni tunnel è possibile uscire e brillare di nuova luce.
 
Amatevi e guarite le vostre ferite, non delegate al mondo questo compito.
E ora, spazio all’intervista:

 

  1. Dottoressa chi è un narcisista?

Una persona affascinante, eloquente, curiosa e dominante che – quando si innamora – ha paura della relazione e della propria dipendenza dal partner e per questo diventa sospettoso, incostante, accusatorio e molto pericoloso. Una persona che deve stare al centro dell’attenzione e che cade in buche depressive pazzesche, da cui crede sempre di non risorgere mai più. Una persona con un Io grandioso e la premessa inconsapevole di essere debole.

  1. Come distinguere un narcisista patologico da una forma, chiamiamola “fisiologica”, di narcisismo?

Alcuni aspetti narcisistici ci permettono di vivere meglio: sentirsi competenti, volere l’attenzione, chiedere conferme e entrare in sfida per avere successo. I narcisisti patologici sono coloro che nelle relazioni importanti, quando scatta l’attaccamento, inevitabilmente fanno pasticci e trattano molto male il/la partner. Sono coloro che hanno molto bisogno degli altri come ossigeno del vivere e contemporaneamente non li considerano importanti nel loro universo.

  1. Qual è l’impatto sociale del narcisismo (parlo di casi di depressione, utilizzo di farmaci, fino ad arrivare a suicidi)?

Raramente i narcisisti si suicidano, possono portare il partner sull’orlo della disperazione, questo sì. 

Spesso la psichiatria non riconosce il bisogno dei narcisisti di stare in uno stato depressivo e, se questo avviene e vengono troppo risollevati d’umore, troppo velocemente, rischiano di subire un rimbalzo pericoloso. Altrettanto se vengono sedati troppo, possono entrare in uno stato di disperazione perché non si riconoscono più, con conseguenze gravi per il recupero di una vita attiva e generativa.

  1. Nel suo libro “Ho sposato un narciso” lei parla di come gestire il rapporto con un narcisista. Non sarebbe meglio staccarsi da queste relazioni tossiche di codipendenza, in cui non è raro sia presente un altissimo livello di conflittualità isterica?

Sarebbe meglio staccarsi ma non sempre ci si riesce. Gli affetti non sono razionali e gestibili attraverso decisioni di testa, si alimentano di emotività. Se si decide di rimanere e si è consapevoli di sé, si possono risolvere traumi e dinamiche infantili che ci hanno portato a scegliere quella persona all’inizio.

  1. Le dinamiche narcisistiche non riguardano solo rapporti d’amore, ma anche di amicizia, parentela, lavoro. Il narcisista può guarire, può essere aiutato davvero?

Il/la narcisista può smussare alcune sue caratteristiche di auto-centratura e di egoismo. In terapia può imparare a considerare l’altro e anche a mettersi nei suoi panni, ma quando scatta l’attaccamento sarà spesso colto da un’irrazionale e non riconosciuta paura della propria dipendenza e penserà automaticamente di doversi difendere. Questo lo porterà a fare danni relazionali e a far soffrire il partner.

I narcisisti hanno subito un abbandono molto precoce e associano a qualsiasi rapporto importante in cui entrano l’inevitabilità di un abbandono e dunque una sofferenza feroce.

  1. Perché le vittime entrano in questo tunnel, da cui è difficile uscire? Si parla, infatti, di uomini e donne manipolati, ma con un buon livello d’istruzione, empatici, sensibili, esteticamente piacenti. Qual è il trauma alla base che li spinge a convincersi di potere aiutare o, ancora peggio, salvare dalla distruzione dei narcisisti?

Il rapporto che si instaura non è solo negativo, altrimenti sarebbe facile uscirne. Il rapporto con un narcisista è a momenti appagante e intenso, difficile da interrompere perché sono persone lunari, istintive che aprono a sfere insolite della vita e della relazione.

  1. Perché il narcisista pare godere della sofferenza altrui? Come imparare a non reagire alle provocazioni che acuiscono il conflitto e la sofferenza che comporta?

Non direi che goda della sofferenza altrui, piuttosto che attacca e ferisce perché il partner ha acquistato troppo potere nella sua vita e la propria dipendenza dall’altro lo terrorizza. Da lì la necessità di distruggere l’altro. I narcisisti poi non sono capaci a tradire: invece di andare a vedere un nuovo rapporto, annusarlo per poi decidere se sono interessati o meno, invece di tradire senza farsi accorgere come molte persone in questo mondo, lasciano di punto in bianco il/la partner e la famiglia per sentirsi liberi di andare ad esplorare.

  1. La ferita narcisistica del narcisista si può ricondurre a un trauma affettivo subito nel rapporto con i propri genitori, ma anche a un feedback negativo dell’ambiente circostante. Il narcisista è conscio di avere un problema da non sottovalutare?

La ferita primaria è usualmente un abbandono molto precoce da parte della figura di accudimento più importante. Un abbandono di cui anche in terapia quasi mai individuiamo la portata e l’occasione. 

I narcisisti si accorgono di avere un problema usualmente quando ripetono sempre lo stesso copione, per cui si infiammano inizialmente ad un nuovo incontro per poi perdere interesse o aver bisogno della sottomissione dell’altro. Se non si innamorano funzionano relazionalmente anche molto bene, senza bisogno di “torturare” nessuno.

9. Le prede preferite di narcisisti e narcisiste (in ambito lavorativo e privato) sono gli ipersensibili. Perché scatenano nei narcisisti quasi un senso del possesso?

Gli ipersensibili sono in grado di sintonizzarsi meglio di altri sulla ferita del narcisista. Diventano pertanto degli interlocutori interessanti, poi troppo necessari. I narcisisti hanno troppa paura della propria dipendenza, fino a doverlo/a contraddire/ distruggere/possedere psichicamente/squalificare.

10. Cos’ha significato per lei essere la moglie di un narcisista? Com’è riuscita a sopportare la sua costante necessità di cercare attenzioni e conferme da altre donne? Parliamo di soggetti di successo, amati e apprezzati dal mondo circostante, tanto da passare loro per vittime nelle dinamiche di relazione.

Non mi sono mai sposata nella mia vita, per scelta. Sicuramente ho avuto più di una relazione con un uomo narcisista. Queste relazioni mi hanno permesso di capire cose di me, del mio rapporto con la mia famiglia d’origine, mi hanno permesso di diventare più centrata e più indipendente. Mi hanno anche fatto soffrire, ma non solo. Mi hanno permesso di sfatare alcune idealizzazioni e di contare tanto sugli amici. Di diventare chi sono adesso.

11. La noia è l’elemento chiave del narcisismo. Così, un semplice scambio di opinioni può diventare motivo di scontri accesi o attivare meccanismi di competizione. Come disinnescare?

E’ molto difficile disinnescare. Quando un narcisista patologico vuole litigare cercherà ogni pretesto per entrare in una zuffa, finché non raggiungerà il suo scopo. Litigare tranquillizza un narciso perché rende possibile una nuova distanza. Non farsi vittima è importante, altrettanto non consegnarsi emotivamente all’altro.

12. Il narcisista è abilissimo nell’attivare un meccanismo in cui a reazione positiva della “vittima” corrisponde un “premio”; a reazione giudicata negativa segue una ripicca, sparizione, critica, demolizione (improvvisa) dell’autostima dell’altro. Non le ricorda l’esperimento del cane di Pavlov, per certi versi?

La danza narcisa che due partner ballano insieme è più perversa e più sofisticata, ancor più imprevedibile del meccanismo stimolo-risposta di Pavlov. Molto molto più complessa, piena di sfumature! E poi non è mai un attore attivo e crudele e un altro passivo e solo vittima. Ci vogliono due persone per ballare.

13. Perché è difficile che chi entra in questi meccanismi riesca a parlarne senza provare un profondo senso di colpa per non essere riuscito a proteggersi?

Il partner narcisista colpevolizza “naturalmente” per togliere la luce all’altro e focalizzare l’attenzione su di sé. Chi gli/le dà retta mette a repentaglio la propria stima di sé. Da qui la colpa e la paura.

14. I narcisisti puntano sul senso di colpa per spingere gli altri a fare ciò che si aspettano. Provano godimento nel vedere l’altra persona giustificarsi per errori non commessi?

Direi che  agiscono un goffo tentativo – peraltro crudele e pericoloso – di controllare l’altro per delimitare il suo potere nei loro confronti. Sminuire l’altro è un modo per diminuirne l’importanza nella loro vita oppure per continuare a sentirsi liberi con tutte le possibilità di fronte a loro.

15. Molte vittime rispondono a cattiveria con cattiveria, perdendo la loro intima natura che le vorrebbe persone ben diverse. Ho letto storie di donne che si sono umiliate a fare cose che non avrebbero mai fatto altrimenti, per “amore” dei propri compagni. Mi viene in mente la storia di Tiziana Cantone, giovane donna che si è tolta la vita dopo che un suo video privato era stato diffuso in rete. Nessuno ha mai parlato di tale problematica in relazione a questa terribile storia, ma non possiamo escluderlo e neppure dimenticare il dolore della madre. I narcisisti, infatti, possono essere anche perversi (non solo praticamente asessuati).

Asessuati? Non mi risulta. Sexissimi, dopo un certo tempo insieme degli amanti distratti. Vi ricordate come li rappresenta il regista Almodovar: un uomo che si guarda allo specchio mentre fa all’amore e una donna che si lima le unghie e si sente non vista e annoiata dalla routine amorosa. 

Perversi? Certamente. Mettono in atto sottili giochi mentali, anche molto crudeli, non sempre consapevoli. 

Sul caso da lei citato non mi pronuncio perché non conosco i tratti psichici degli attori in gioco.

16. “A livello esterno ero una vincente e mi sono chiesta perché fosse capitato a me”, raccontano alcune donne vittime di narcisisti manipolatori: donne che hanno tentato il suicidio. Lei quando si è resa conto e ha accettato di avere a che fare con una persona affetta da un disturbo della personalità, non solo egocentrica, quindi?

Intanto diciamo che ci sono sempre più narcisiste donne. La prego di non portarmi ad avvallare in questa intervista una lotta tra i sessi. Credo sia molto utile che esistano le differenze di genere e credo che l’incontro tra maschi e femmine sia sempre e comunque generativo. La separazione tra maschi e femmine non è utile, anzi è dannosa e noiosa. 

Sono veramente pochi gli individui che hanno il potere di far uccidere qualcun altro. Chi si ammazza partecipa ad un gioco più grande di lui/lei che lo/a porta alla morte come ultima mossa di una dinamica di rivendicazione, rabbia e distruzione. La vittoria a scapito della propria vita.

Tante persone soffrono di disturbi della personalità e non per questo vanno evitati come la peste! 

17. Il narcisista segue, di solito, un iter di azione standard: a) “love bombing”: incremento dell’autostima della vittima (il narcisista si mette al suo servizio); b) “gaslighting”, ossia la denigrazione. Tutto quello che la vittima dice o fa è sbagliato; il narcisista la disprezza e la fa sentire in errore. Il suo obiettivo è farle credere che l’autostima dipende da lui/lei, che senza la sua presenza la vittima sia una nullità e che, se punisce la vittima, è solo perché lei ha sbagliato; c) interruzione totale dei contatti (senza spiegazione), che comporta un trauma profondo nella vittima ed è il colpo di grazia alla sua autostima. Tuttavia i narcisisti non spariscono mai del tutto, controllano quello che fa la vittima e, puntualmente, ritornano. C’è un modo per farli sparire definitivamente?

Certo. Essere determinati. Le relazioni si portano avanti e si interrompono in due. Mai una sola. Una relazione senza il nostro permesso non diventa il comando di uno sull’altro, le relazioni non sono interazioni lineari e semplificate. Mai.

Il dispetto più grande che si può fare a una persona narcisista è quello di escluderla totalmente dalla nostra vita, sparire, estrometterli. Hanno bisogno di sentirsi in pace con la propria coscienza, di poter credere che hanno fatto la cosa giusta, che sono stati corretti pur avendo perpetrato cattiverie inaudite. Hanno bisogno di non sentirsi in colpa.

18. I narcisisti studiano le future vittime sui social network e attendono che rivelino qualche trauma, dolore non metabolizzato, sogno non realizzato per fare “mirroring”, vale a dire manifestare il proprio apparente interesse ed empatia verso la sofferenza dell’altra persona, una persona che ritengono migliore di loro e che devono dimostrare a se stessi di essere in grado di distruggere. Come difendersi, vista l’incidenza attuale dei social network nella nostra vita?

Mamma mia che visione persecutoria!!! Quelli di cui lei parla non sono narcisisti, neppure patologici ma piuttosto persecutori perversi. Un’altra categoria di persone.

I narcisisti – uomini e donne –  entrano in una relazione perché sono seriamente interessati, quantomeno incuriositi e desidererebbero con tutte le loro forze di saper stare in un rapporto appagante e generativo, poi non ci riescono. Ma questa è un’altra storia.

Li immagino come dei leoni nella savana che stanno acquattati in attesa di una preda, ma hanno fame e uccidere è parte della natura del leone. Quando arriva il/la partner che li incuriosisce (e non sono tutte, sono spesso a loro volta persone speciali) si avvicinano, se poi col tempo li uccidono psichicamente non era necessariamente nei piani. 

19. Uno dei maccanismi per riavvicinare le vittime che interrompono ogni genere di contatto è la diffamazione (o ancora i figli in comune oppure progetti condivisi). La vittima, in questo modo, è costretta a cercarli per chiedere spiegazioni o difendersi e da lì riparte il meccanismo. Come si interrompe una dinamica di codipendenza così forte?

Di nuovo lei vede un’intenzionalità perversa che non necessariamente è dei narcisi. Lei sta parlando di persone psicologicamente più disturbate, forse psicotiche, che hanno bisogno della distruzione del partner per sopravvivere. La co-dipendenza persecutore-vittima così radicata come la descrive va oltre il narcisismo e vede due persone che – tutti e due – lanciano ami per poter continuare il gioco perverso. Insisto: in più di 35 anni di carriera non mi è mai capitato di vedere un gioco semplice come vittima e carnefice.

20. Lei è la testimonianza vivente del fatto che sopravvivere a esperienze di questo tipo sia possibile. Che messaggio desidera lanciare a tutte le persone (uomini e donne) che ci sono passati o stanno vivendo questo dramma?

I rapporti dovrebbero essere generativi, appaganti e permettere ai partner di crescere psichicamente ed emotivamente. Il desiderio ne dovrebbe essere la base. Se un rapporto provoca sofferenza, colpa, malessere, insicurezza, paura o dolore VA INTERROTTO IMMEDIATAMENTE, senza cercare di chi sia la colpa. Nei rapporti non è utile parlare di colpa, più importante riflettere sulla propria responsabilità.

 

*Foto tratta dal profilo di Umberta Telfener che si ringrazia per il prezioso contributo e la disponibilità dimostrata.

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