Francesco Carofiglio: la voce calda de “Il maestro”

Francesco Carofiglio: la voce calda de “Il maestro”

Francesco Carofiglio*, scrittore, architetto e regista, è nato a Bari. Oltre a L’estate del cane nero, Ritorno nella valle degli angeli e Radiopirata (tutti usciti per Marsilio), ha pubblicato per BUR il romanzo With or without you e per Rizzoli, in coppia con il fratello Gianrico, nel 2007, la graphic novel Cacciatori nelle tenebre e nel 2014 La casa nel bosco. Per Piemme, ha scritto Wok, Voglio vivere una volta sola, Una specie di felicità e il suo ultimo romanzo di successo, Il maestro. Dopo diversi romanzi, letti e apprezzati anche dai giovani lettori, Jonas e il Mondo Nero è la sua prima storia dedicata ai ragazzi.

L’ho contattato e intervistato lo scorso aprile e ora condivido con voi ciò che è emerso da quel confronto. E’ lui la prossima storia di entusiasmo del blog “Una mamma per reporter”:

  1. I suoi personaggi sembrano essere in bilico tra il desiderio di vivere e la paura di farlo. Lasciano che sia la vita o gli altri a scegliere per loro, anche nelle separazioni. Una sottile malinconia pervade sia “Una specie di felicità” sia “Il maestro”, fa parte di lei?

Lei ci ha visto questo, io magari la penso diversamente, ma è giusto che sia così. Ciascuno di noi, leggendo, riscrive il suo romanzo. Quanto alla malinconia, non saprei, mi piace scrivere storie che non necessariamente corrispondono al mio stato d’animo. In questo periodo, per esempio, non sono affatto malinconico.

2. Nei suoi libri una donna è causa di dolore, ma soprattutto di rinascita. L’incontro con una donna  comporta un profondo cambiamento nei protagonisti. La donna viene valorizzata e innalzata a una sorta di dea perfino nelle descrizioni fisiche: i profumi, la pelle, gli occhi, la bocca. Perché ha deciso di rendere i personaggi femminili portatori sani di “una specie di felicità” per questi uomini in crisi?

Anche questo è un punto di vista, che rispetto ma non necessariamente condivido. È vero che gli incontri con queste donne creano uno stacco, un cambiamento, ma questo non significa che si tratti di donne angelicate.  Sono persone che fanno i conti, come tutti, con le loro fragilità. Anzi, proprio quando la fragilità si svela, da una parte e dall’altra, si crea il contatto.

3. In realtà anche i rapporti tra i protagonisti sembrano rimanere sospesi. Rapporti ricchi di connessione mentale destinati a non avere un futuro. E’ questa la sua idea di sentimento? Un’emozione che rimane intatta proprio perché non vissuta mai del tutto?

Non ho un’idea preconcetta di sentimento. Quindi non so risponderle.

4. A volte pare che i suoi protagonisti maschili abbiano bisogno di uno scossone. Non le è mai venuto in mente di cambiare il finale, all’ultimo, di scuoterli per le braccia e far dire loro: “Chiama quel numero, cosa aspetti per vivere? Cosa aspetti per creare un rapporto con tua figlia?”

C’è un tempo per tutto. Chi ha letto il romanzo a cui credo si riferisca la domanda sa che a un certo punto qualcosa accade. 

5. I libri non vanno interpretati, ma la curiosità di sapere se qualcosa di autobiografico ci sia resta sempre. Ha mai avuto una musa ispiratrice che le ha fatto scoprire il piacere della scrittura?

Quello che scrivo arriva da direzioni differenti, con modalità differenti. Incontri casuali, un pensiero che resta sospeso, una musica ascoltata per strada, l’odore dell’erba appena tagliata, quello di una casa abbandonata da tempo, il suono che fa la città mentre ti muovi nel traffico. Non ho una musa ispiratrice, mi piace pensare che le cose e le persone che mi ispirano siano dei piccoli, virtuosi, incidenti di percorso.

6. La sua è una visione dei rapporti umani basati sulla danza delle anime dei protagonisti, coinvolti in serrati confronti dialettici dai quali nessuno esce vincitore, ma tutti subiscono un cambiamento. Una realtà che pare diversa da quella attuale, dove ogni cosa brucia in fretta e manca la voglia di andare a fondo, di comprendere l’altro. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo, forse abbiamo un problema di velocità. Molte cose si consumano troppo rapidamente. Bisogna darsi un tempo, a volte.

7. Un altro aspetto che caratterizza i suoi romanzi è l’attrazione profonda che si avverte tra i protagonisti, soprattutto mentale, ma che non sfocia mai in volgarità. Le sue descrizioni, anche dei momenti più passionali, sono delicate e sublimi come se fossero vissute e raccontate da una donna. E’ conscio di possedere questa parte femminile, per lo meno nella scrittura?

La ringrazio, è un bel complimento. Credo che ogni uomo conservi una parte femminile dentro di sé. Ho scritto spesso di donne, ho provato anche a dare loro una voce. L’universo femminile è sempre misteriosamente attraente, ma mi rendo conto di dire una banalità. 

8. Lei e suo fratello siete entrambi scrittori, qual è il vostro rapporto da questo punto di vista e come vivete l’uno i traguardi dell’altro?

Il nostro rapporto è ottimo. Siamo diversi, abbiamo scritture differenti. E credo di poter dire che guardiamo con curiosità e soddisfazione ai percorsi che ci rendono differenti.

9. In cosa sente di diversificarsi da Gianrico per quanto concerne il modo di scrivere e i temi trattati?

Non sta a me dirlo, sarebbe interessante che me lo raccontasse lei che immagino abbia letto entrambi. Posso solo dire che le nostre pagine suonano diversamente.

10. Qual è il libro che avrebbe voluto pubblicare e che non ha ancora visto la luce?

Ce ne sono diversi. Ho alcuni progetti nuovi, per i quali sarà necessario il tempo giusto. Storie scritte e disegnate. Intanto esce un nuovo libro l’otto di maggio. Si intitola Jonas e il Mondo Nero**. È un romanzo per ragazzi, pieno di mistero, di paura e di coraggio, che ha per protagonista un dodicenne che vede cose che altri non vedono. Ovviamente il libro possono leggerlo tutti, a dispetto dell’etichetta. I ragazzi e quelli che non hanno smesso di esserlo, almeno un po’.

11. Qual è l’ultimo libro che ha letto? E il suo preferito?

L’ultimo è un romanzo atipico di Doris Lessing, si intitola “Gatti molto speciali”. Confesso che l’ho scelto perché anche io ho una gatta molto speciale. Quanto al mio preferito direi che non esiste, ho avuto molti amori nella vita. E non so dire quale romanzo ho amato di più.

12. Cosa la colpisce nel modo di scrivere di un’altra persona?

Il modo in cui è capace di proiettarmi nella storia. E, ovviamente, la qualità della scrittura, il ritmo, l’uso delle parole e dei silenzi. 

13. Se dovesse individuare un luogo del Friuli Venezia Giulia dove ambientare il suo prossimo romanzo, quale sceglierebbe?

Sono stato più volte in questa regione così bella e con scenari così differenti. Forse sceglierei certi boschi che ho incrociato mentre mi avvicinavo al confine sloveno. Mi colpì molto quel luogo dominato da una natura potente e silenziosa.

14. E ora l’ultima domanda, che costituisce il filo conduttore del blog “Una mamma per reporter”: cos’è per lei l’entusiasmo?

L’entusiasmo è la scoperta quotidiana delle piccole cose. Lo stupore ci rende vivi. Avere la capacità e la possibilità di stupirsi ogni giorno credo sia un grande privilegio, che possiamo e dobbiamo guadagnarci.

 

** JONAS E IL MONDO NERO – LA TRAMA

Jonas ha dodici anni e una vita normale. Almeno così sembra.

In realtà nasconde un segreto: vede cose che altri non vedono. Presenze discrete, all’inizio, poi sempre più inquietanti. Arrivano da un’altra dimensione e pare che stiano cercando proprio lui.

Un giorno Jonas si ritrova un biglietto in tasca, un messaggio cifrato, che sembra indicargli la strada da seguire. E, a poco a poco, si rende conto che è tutto vero: esiste un mondo sconosciuto, molto vicino a noi, e sta per trasformare la realtà in uno spaventoso universo senza luce. Il Giorno degli Incroci si avvicina e toccherà a Jonas fare la scelta più difficile: un incredibile atto di coraggio per impedire che il Mondo Nero prenda il sopravvento.

Una storia che riecheggia le atmosfere inquietanti di Stranger Things, un’avventura straordinaria in quel territorio misterioso in cui realtà e sogno diventano una cosa sola.

 

*Photo Francesco Carofiglio by Katja Brinkmann.

 

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